Nero - About a Stage

Prima puntata - Nell'Ombra

Nell’ombra, un universo di professionisti lavora, tutti e tutte rigorosamente vestiti di nero per non distogliere l’attenzione dallo spettacolo, dove si concentra tutta la luce e l’attenzione. Lo sguardo viene quindi ribaltato per metterli in luce insieme al rapporto di simbiosi e fiducia che esiste tra maestranze e artisti.

Aldo Macchi ed Emanuela Zampa dialogano sul progetto Nero, è la prima puntata e vengono quindi raccontati i percorsi che hanno portato Emanuela a realizzare Nero e come poi si è arrivati al Primo Maggio. Poi due domande sul tema della puntata

La prima motivazione che mi ha portato a riflettere sui lavoratori nel mondo dello spettacolo è molto personale: mio marito è scafholder! 

Ho quindi vissuto con lui ogni momento dell’impatto che il Covid ha avuto sul settore, sono state vicende che mi hanno vista coinvolta in prima persona, di fatto.  Dal canto mio la passione per la musica dal vivo mi aveva portato già da molto giovane a lavorare qualche tempo nella produzione di un noto festival di Genova, la mia città, e avevo già idea di quanto ci potesse essere da raccontare dietro a un palco, ed in effetti, era un po’ un desiderio che mi portavo dietro da allora. 

La musica dal vivo è un importante rito collettivo umano, unisce e fa risuonare insieme, veicola messaggi e cultura. Qualcosa di essenziale e una delle cose la cui mancanza ci ha più colpiti durante la pandemia. 

Per quanto abbia senso, per la costruzione dell’esperienza collettiva, che ciò che si muove dietro al palco venga celato, non possiamo rischiare di dimenticarci di chi rende possibile il tutto, ovvero le migliaia di lavoratori e lavoratrici. 

È stato però solo grazie al supporto di Rete Doc e Fondazione Centro Studi Doc che è stato possibile realizzare e trovare una collocazione al mio progetto.

Qual è lo sguardo con cui si dà luce a chi è nell’ombra?

È lo sguardo senza giudizio.

Non è la prima volta che scelgo di fotografare chi è nell’ombra, è forse una delle cose più utili che si possono fare armati di macchina fotografica. 

È mettersi a disposizione di chi ha meno voce nella società. Cerco sempre di tenere presente i bias di chi guarderà le immagini, ma di dimenticarmene nel rapporto con i soggetti, in modo da lasciare più spazio possibile alla loro voce.

A quale foto sei legata del mondo dei tecnici? Cosa rappresenta?

Che domanda difficile! Devo dire che è stato molto bello per me tornare in backstage in generale, in particolare amo la foto di una serata passata con la lighting designer a provare le luci di uno spettacolo. La situazione era tranquilla ed eravamo rimaste solo noi, tutto era pronto ed il palco finito era bellissimo.

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